38) Foucault. Sulla follia.
In questa lettura Michel Foucault tratta di alcune caratteristiche
della storia europea della follia, soffermandosi in particolare
sull'apporto dato da Freud al problema.
M. Foucault, Storia della follia nell'et classica, traduzione
italiana di F. Ferrucci, Rizzoli, Milano, 1977, pagine 632-633 (
pagina 239).

 Nella storia occidentale, l'esperienza della follia si  disposta
lungo questa scala. In verit, essa ha per lungo tempo occupato
una regione incerta, per noi difficile da precisare, tra
l'interdizione dell'azione e quella del linguaggio: da qui
l'importanza esemplare della coppia furor-inanitas che ha
praticamente organizzato, secondo i registri del gesto e della
parola, il mondo della follia sino al termine del Rinascimento.
L'epoca della reclusione (gli Hpitaux Gnraux, Charenton, Saint-
Lazare, istituiti nel diciassettesimo secolo) segna una migrazione
della follia verso la regione dell'insensato; la follia non
conserva con gli atti interdetti che una parentela morale (resta
essenzialmente legata alle interdizioni sessuali), ma  inclusa
nell'universo delle interdizioni di linguaggio; la reclusione
classica racchiude con la follia, il libertinaggio di pensiero e
di parola, l'ostinazione nell'empiet e nell'eterodossia, la
bestemmia, la stregoneria, l'alchimia - in breve tutto ci che
caratterizza il mondo parlato e interdetto nella sragione; la
follia  il linguaggio escluso - quello che contro il codice della
lingua pronuncia parole senza significato (gli insensati, gli
imbecilli, i dementi), o quello che pronuncia parole
sacralizzate (i violenti, i furiosi), o ancora quello che fa
passare significati interdetti (i libertini, i testardi). Di
questa repressione della follia come parola interdetta, la riforma
di Pinel  molto pi un compimento visibile che una modificazione.
La modificazione non si produsse realmente se non con Freud,
quando l'esperienza della follia si  spostata verso l'ultima
forma di interdizione del linguaggio di cui parlavamo pi sopra.
Ha cessato allora di essere errore di linguaggio, bestemmia
proferita, o significato intollerabile (e in questo senso la
psicanalisi  veramente la grande rimozione delle interdizioni,
come diceva lo stesso Freud);  apparsa come una parola che si
avvolge su se stessa, dicendo, al di sotto di ci che dice, altre
cose delle quali  al tempo stesso il solo codice possibile:
linguaggio esoterico, se si vuole, poich trattiene la sua lingua
all'interno di una parola che alla fin fine non dice altre cose
che questa implicazione.
Occorre dunque prendere l'opera di Freud per quel che ; essa non
scopre il fatto che la follia  presa in una rete di significati
comuni con il linguaggio di tutti i giorni, autorizzando cos a
parlarne nella piattezza quotidiana del vocabolario psicologico.
Essa disloca l'esperienza europea della follia per situarla in
quella regione pericolosa, trasgressiva sempre (dunque ancora
interdetta, ma in una modalit particolare) che  quella dei
linguaggi che si implicano essi stessi, enunciando cio nel loro
enunciato la lingua nella quale lo enunciano. Freud non ha
scoperto l'identit perduta di un senso; ha delimitato la figura
irrompente di un significante che non  assolutamente come gli
altri. La qual cosa avrebbe dovuto essere sufficiente a proteggere
la sua opera da tutte le interpretazioni psicologizzanti con cui
questi cinquant'anni l'hanno ricoperta nel nome (derisorio) delle
scienze umane e della loro unit asessuata.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume terzo, pagine 212-213.
